III. Conclusione
Estensioni del protocollo
Alcune questioni non sono state trattate adeguatamente nel protocollo attuale. Abbiamo in mente i seguenti argomenti da approfondire e forse da sperimentare.
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Controllo di flusso più sofisticato.
Come accennato sopra, altri schemi di controllo di flusso sono ancora allo studio. A parte la necessità di prevederne una qualche forma, non abbiamo alcuna certezza sulla natura del problema. Potrebbe risultare che lo schema attuale sia del tutto adeguato; potrebbe anche risultare che ci servirà uno schema molto più complesso.
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Rilevamento e recupero degli errori
Man mano che acquisiremo esperienza con la rete, capiremo meglio quali errori possono verificarsi e, forse ancora più importante, che cosa fare di fronte a questi errori. Prevediamo che il protocollo cambierà man mano che comprenderemo il controllo degli errori.
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Procedure di avvio e di arresto
Non abbiamo riflettuto abbastanza sul problema dell'host che partecipa alla rete solo a tempo parziale, che cessa il normale funzionamento in rete ma vi resta collegato per scopi speciali, o che si riprende da un guasto di sistema. Queste questioni sono cruciali per un funzionamento robusto della rete e sono probabilmente la nostra massima priorità.
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Interrogazione e risposta
Un test di stato da host a host sarebbe uno strumento prezioso, ma non è ancora chiaro che cosa sia opportuno fornire.
Entrare nella rete
Suggeriamo che gli host entrino nella rete con cautela. Innanzitutto, ogni host dovrebbe collaudare a fondo le connessioni verso sé stesso. Poi dovrebbe organizzare esperimenti con qualche altro host già funzionante. Infine, può cominciare a utilizzare i servizi di altri host. Al momento non è chiaro quale host sarà nella posizione migliore per aiutare per primo gli altri host, ma UCLA cercherà di svolgere questa funzione.
Reti private
Un espediente comune consiste nell'usare l'IMP per collegare diversi computer locali, uno o più dei quali non sono disponibili per l'intera rete. Ad esempio, Harvard sta collegando il suo PDP-1 al suo PDP-10 tramite un IMP; Lincoln Laboratories sta collegando il suo TSP al 360/67 e al TX2 tramite un IMP; e UCLA sta analogamente collegando un XDS 920 al suo Sigma-7. In ciascuno di questi casi, la macchina più piccola inizialmente non fornirà servizi alla rete.
Sebbene non dovrebbe esserci traffico indesiderato verso nessuno di questi host aggiuntivi, è auspicabile che essi si conformino almeno minimamente al protocollo di rete. A condizione che non avviino mai una connessione né inviino comandi di controllo spuri, è sufficiente che un host risponda ai comandi CLS con comandi CLS di conferma e ai comandi ECO con comandi ERP.